Cenni storici


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tratto dal libro "Acqualagna" dello storico Marini


La Storia del Furlo

 

cartolina del profilo di Benito MussoliniIl Furlo non si chiamò sempre così, nei tempi più remoti si chiamava Saxa Intercisa = Pietra Spaccata o Sasso Rotto, successivamente si chiamò Petra Pertusa = Pietra Forata.

Il nome del Furlo proviene da Forulum = Piccolo Foro volgarizzato poi in Forlo e quindi Furlo.

In origine il forulum era la piccola galleria umbro-etrusca, che si trova a destra della galleria romana fatta costruire da Vespasiano.

La galleria romana si chiamò Forulus = Foro, ma il nome che ha caratterizzato il Furlo sino all'alto medioevo è stato Petra Pertusa.

La stessa Abbazia di S. Vincenzo per distinguersi dalle altre abbazie, che tappezzavano il corso del Candigliano, assunse il nome di Abbazia di S. Vincenzo di Petra Pertusa, che gli è rimasto sino ai giorni nostri.

La necessita di difendere la Padania, spinse gli Etruschi a migliorare i propri rapporti con gli umbri e a ricercare collegamenti viari di facile attuazione ed è così che nacque la Flaminia, che collegava le due città Etrusche di frontiera Roma e Rimini.

Il Furlo era molto più facile dei valichi dell'Appennino Tosco Emiliano; il suo problema era il Candigliano che durante le piene impediva l'attraversamento della forra, ma gli Etruschi, onorando la loro genialità, vi costruirono una galleria, che inaugurò una nuova era nelle costruzioni stradali.

Furono necessità commerciali e militari quelle che spinsero gli Etruschi a costruire la strada che il console Flaminio, oltre due secoli più tardi, lastricò imponendogli il suo nome.

Il Furlo apparve agli Etruschi come una creatura di TÜRAN, (dea della bellezza) e fu utilizzato come passo e venerato come espressione del fascino della dea.

Nel 450 a.C. gli Etruschi, per superare un macigno che ostruiva il passo, (durante le piene del Candigliano), a forza di aceto, acqua, fuoco e scalpello, lo forarono dando inizio all'era delle gallerie stradali.

La conquista del Furlo da parte dei Romani avvenne senza sussulti; sbaragliata la confederazione italica a Sentino (Sassoferrato) nel 295 a.C. si impadronirono del Furlo senza trovare resistenza.

Il console Caio Flaminio nel 220 a.C. lastricò in molti punti la via, ereditata dagli etruschi, che da Roma conduce a Rimini e in questa opera incontrò il Furlo.

Il Furlo sembrò al Caio Flaminio un'opera militare suscettibile di ulteriori sviluppi, ma la morte lo colse tre anni più tardi al lago Trasimeno, (nel tentativo di fermare Annibale Barca).

I corrieri del Pretore di Rimini Lucio Porcio Licino, passarono per il Furlo per portare al Senato di Roma, la notizia che il fratello di Annibale, Asdrubale, era in procinto di passare le Alpi e che 8.000 liguri erano pronti a unirsi a lui.

L'informazione pervenuta via Furlo, permise al senato di spedire il console Salinatore ai confini dell'Italia con la Gallia ad aspettare il nemico, (allora il confine passava per il corso del fiume Esino), e rese famoso il Furlo.

Il Furlo a giudicare dalle orme dei carri impresse nella galleria etrusca, che per secoli rimase occultata dai massi, divenne un passo molto transitato.

Le legioni di Roma in marcia verso il Nord vi transitarono sempre più numerose. Flavio Vespasiano, memore delle difficoltà incontrate dalle sue legioni per superare il passo e consapevole dell'importanza militare che questo luogo poteva assumere nel tempo, fece scavare una nuova galleria, (tutt'ora aperta al traffico), i cui lavori si protrassero per un buon lustro e furono terminati nel 76 d.C..

Per dare sostegno ai viandanti; i Romani costruirono nei pressi della galleria una "mutatio", che serviva ai corrieri e viandanti per cambiare o far riposare i loro cavalli, ben presto alla mutatio si aggiunse la "Taberna" per rifocillare i turisti più o meno forzati d'allora.

I briganti ebbero modo di valutare l'importanza della gola e si stanziarono nella parete opposta alla strada, quella del Paganuccio, l'imperatore Marco Giulio, soprannominato l'arabo, (perché figlio di uno sceicco arabo), decise di stroncarli e nel 246 vi insediò un manipolo di 20 soldati comandati da Aurelio Munaziano della flotta di Ravenna.

La sede di questa stazione di polizia era situata nel lato est della galleria, (verso Fossombrone) e i Romani immortalarono l'episodio con una lapide che consegnava alla storia Marco Giulio Filippo, sua moglie Marcia e i figli. I malviventi nonostante gli sforzi compiuti per cancellare la lapide, non riuscirono nell'intento e la lapide giunse sino al 1886 quando, quella che oggi è l'A.N.A.S. la tolse.

Nel 403 l'imperatore Onorio diretto a Roma a ricevere il trionfo per aver sbaragliato i Goti passò per il Furlo, il poeta Claudiano nell'immortalarlo non poté non citarlo.

I Bizantini nonostante le difficoltà incontrate nella conquista della penisola, giunsero al Furlo, tappa obbligata per la conquista e la difesa del sistema viario che collegava Roma con Ravenna.

I soldati di Martino e Ildiger, capitani di Belisario, dovettero ricorrere a tutte le astuzie del loro mestiere per aver ragione di quel manipolo di Goti che proteggeva la ritirata di Vitige, verso Ravenna.

I Goti presidiavano le due gallerie controllando il transito nel Furlo, misero sotto controllo la Flaminia.

Procopio racconta che i Bizantini, vista l'impossibilità di espugnare le difese apprestate dai Goti in questo luogo selvaggio, decisero di prendere il castello dall'alto, ma la cosa fu possibile solo dopo indicibili sforzi, per le difficoltà frapposte dalle rupi alla scalata da parte dei soldati.

Scalate le rupi e raggiunta la cima i soldati di Martino e Ildiger si misero a tirare sassi sul fortilizio gotico, ma la cosa non provocò danni, perché i Goti si rifugiarono nelle loro case poste sotto la parete.

I Bizantini visti i non brillanti risultati ottenuti con questa tattica, staccarono dei macigni e li fecero rotolare, provocando gran rumore e terremoti, allora i Goti spaventati si sentirono abbandonati da Dio e si arresero implorando salvezza.

I Goti persero il Furlo, più per i nefasti presagi derivati dallo sconquasso, che per le effettive perdite subite, ma Martino e Ildiger si mostrarono magnanimi con loro, non solo li risparmiarono, ma li assoldarono lasciando nel castello solo le donne e i bambini e i Goti non più atti alle armi.

Il castello gotico era posto tra le gallerie estrusco-romane e la grotta del grano, sotto la parete del Pietralata.

I Bizantini tennero il Furlo dal 539 al 543 e vi insediarono con contingente di 400 uomini in grado di difendere quel passo conquistato al prezzo di indicibili sforzi, ma nel 543 Totila sbaragliò quella guarnigione e i Goti tornarono al Furlo e lo tennero sino alla morte di Totila (Tagina 553).

I Romani d'Oriente tennero questa volta il castello del Furlo dal 553 al 571 quando i Longobardi in marcia verso Roma lo distrussero con il fuoco.

Con i Longobardi il castello del Furlo, (meglio il sistema fortilizio di difesa delle gallerie del Furlo), cessava di vivere per sempre.

I Longobardi del ducato di Spoleto misero a ferro e fuoco il castello di Pietra Pertusa nel 571.

Il declino economico sociale e militare dell'Italia fu accelerato dai longobardi e il Furlo non poté sottoporsi alla vicenda del paese e il castello non fu più riedificato.

La presenza di malviventi nelle inaccessibili rupi che costellano la gola rendeva molto spesso il viaggio verso la speranza, in un viaggio verso la morte.

Nel 1162 vi transitò con il suo esercito diretto a Roma Federico I di Hohenstaufen, (Barbarossa).

Con la conquista di Urbino nel 1234, da parte di Buonconte da Montefeltro, il Furlo entrò a far parte del territorio dei Montefeltro.

Il periodo dei Montefeltro fu per il passo un periodo oscuro, solo uomini audaci o disperati tentarono di superarlo sfidando gli agguati che i banditi tendevano.

Braccio di Montone, (Braccio Fortebracci), nella vana speranza di crearsi un grande ducato che collegasse il Tirreno con l'Adriatico, vi transitò con il suo esercito.

Sigismondo di Lussemburgo fu l'ultimo imperatore che con il suo esercito superò il Furlo, diretto a Roma a ricevere la corona, che Papa Eugenio IV gli pose sul capo (1433).

Il 22 luglio 1444 un contadino di Pietralata con una roncola mise fine alla vita del duca Oddantonio, favorendo l'ascesa di Federico Montefeltro e per il Furlo l'oblio fu totale.

Nel gennaio nel 1502 il Furlo uscì dalle tenebre, Lucrezia Bolgia con il corteo nuziale e il suo seguito di dame vi transitò per andare a raggiungere il Duca di Ferrara.

Il 25 settembre del 1506 il Furlo costrinse Papa Giulio II a inginocchiarsi, per ragioni che esulavano dal suo ministero; dovette attraversare carponi la galleria di Vespasiano con tutto il suo seguito composto di 22 cardinali e un gran numero di vescovi e prelati, un folto gruppo di dame e un esercito numeroso.

L'avvento dei Della Rovere non migliorò la situazione del passo che ebbe la galleria etrusca celata alla vista dei passanti, tanto che il Montagne ebbe a dire nel 1580 di aver trovato la strada in condizioni semplicemente pietose.

Il commento di Montagne era benevolo, perché l'incuria delle autorità era tale, che la stessa galleria di Vespasiano risultava parzialmente occlusa e inoltre come ricordava il cardinale Adriano, al seguito di Giulio II, il Furlo pullulava di banditi che annegavano nel fiume i disgraziati che riuscirono a prendere.

Il 28 aprile del 1631 fu incorporato nello Stato Pontificio, ma la viabilità del Furlo rimase difficile tanto che nel 1768 i corrieri veneti che collegavano Venezia a Roma decisero di evitarlo nei viaggi settimanali verso Roma, mettendo in crisi i Leon d'Oro disseminati nel percorso, (i Leon d'Oro erano i locali della posta della repubblica di San Marino).

Le condizioni di difficoltà: per caduta massi, incuria e presenza di malviventi, non si attenuarono e nel 1771 anche le poste pontificie evitarono la gola e solo per l'intervento del Papa Pio VI nel 1776 i servizi ripresero.

Nel 1797 i Francesi pensarono di bonificare la gola e vi insediarono un comando militare mantenuto dalla comunità di Pietralata.

Il comune di Pietralata, per evitare il peggio, approvò il mantenimento della piccola guarnigione il 27 settembre 1797, ma il costo era troppo gravoso per cui pensarono di liberarsi di quella imposizione che li dissanguava e decisero di appollaiarsi sulle pareti del Pietralata e di tirare sassi alla ronda.

I Francesi stanchi di subire, chiesero l'intervento del generale Monnier (di stanza in Ancona).

Monnier con le sue truppe arrivò al Furlo il 23 giugno 1799 e il 24 giugno 1799 scatenò una feroce repressione e incendiò la Spelonca, nell'azione fu ucciso Damiano Antonio Sante.

A seguito del ritiro delle truppe pontificie dalla guerra tra i Piemontesi e l'Austria, il popolo romano insorse il 2 febbraio 1849 e fu proclamata la Repubblica Romana.

Il governo repubblicano, per difendere Roma assediata dai Francesi e impedirne il congiungimento con gli Austriaci in marcia verso Roma, inviò al Furlo il colonnello Luigi Pianciani, che lo fortificò sbarrandolo e impegnandovi 700 uomini che tennero il passo dal 24 maggio del 1849 al 12 giugno 1849. Il 6 giugno 1849 il colonnello Pianciani fu richiamato a Roma e lasciò il comando al colonnello Forbes, che ritenne di evitare lo scontro e il 12 giugno abbandonò il Furlo.

L'esercito Austriaco in barba alla lapide, che segue, posta nella chiesetta dilagò verso Acqualagna senza incontrare la minima resistenza.
 


 

QUANDO NEL MDCCCXLIX I SOLDATI DELL'AUSTRIA

IRROMPEVANO FURIOSI NELLE TERRE D'ITALIA

PER RESTAURARE IL GOVERNO TEOCRATICO

AD IMPEDIRE NELL'UNICA VIA APERTA

LA CALATA SU ROMA

LE SCHIERE DELLA REPUBBLICA COMANDANTE

DAL COLONNELLO LUIGI PIANCIANI

QUESTO VALICOCHIUSERO E FORTEMENTE MUNIRONO
 
 

NEL MCMXI CINQUANTESIMO DEL RISORGIMENTO

LA FEDERAZIONE APPENNINO-UMBRO-MARCHIGIANA

PROVINCE MUNICIPI E CITTADINI

RICORDANDO LA DIFESA QUI ROMANAMENTE APPRESTATA POSERO

 

 

Nel 1860 il Furlo passò ai Savoia e nel 1863 fu liberato dalla presenza dei banditi.

Nel 1886 fu innalzata e posta in piano la Flaminia e si scoprirono la grotta del grano e i resti del villaggio.

Il 13 marzo del 1923 il caporale dei granatieri Umberto di Savoia visitò il Furlo in occasione della inaugurazione del complesso idroelettrico.

Nel 1936 la milizia forestale volle immortalare nella montagna il Duce, l'ing. Mainardi stilizzò, il viso del condottiero degli italici destini in posizione di riposo e ciò provocò polemiche, non perché il Furlo aveva subito un nuovo sfregio, ma perché il volto del Duce sembrava dormire, mentre era risaputo che "il Duce non riposava, ma vigilava sui destini d'Italia".

Negli anni ottanta sono state costruite due nuove gallerie di 3391 m. che assorbono il traffico della Flaminia restituendo la gola alla gioia dei suoi estimatori.

La prima galleria è stata aperta nel maggio del 1985 la sua costruzione e la concomitante escavazione di inerti, avvenuta con l'impiego di esplosivi, ha provocato una accelerazione all'opera di sgretolamento delle pareti del Pietralata, rendendo necessari frequenti lavori di bonifica, con relative chiusure del passo.

La seconda galleria è stata aperta al traffico il 27 ottobre 1991 la sua costruzione è avvenuta con l'apertura di un foro pilota e il suo successivo allargamento evitando così i problemi provocati dalla costruzione dell'altra galleria.
 

 
  (Tratto dal libro "Acqualagna" dello storico Marini)

 


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